Il thatcherismo di Monti e il balletto sulle tasse

Al peggio non c’è fine ed è la politica che talvolta lo dimostra. Il premier uscente  - abbandonate le velleità realiste e proiettato in campagna elettorale - ci ha spiegato che l’Imu va modificata riconoscendo maggior gettito ai Comuni; quegli stessi Comuni che lo avrebbero crocifisso sei mesi fa. L’interessato ha replicato a chi lo accusa argomentando che l’odiosa tassa “è frutto del precedente governo”. Angelino Alfano ha ribattuto che “l’unica cosa che coincide tra l’Imu introdotta da noi e quella di Monti è il nome. Noi la facevamo partire dal 2014, escludeva la prima casa, ed era senza rivalutazione della rendita catastale”.
Le due destre hanno affilato le armi in vista del 24 febbraio in un’ineguagliabile gara al thatcherismo straccione, venticinque anni dopo. Ma se le qualità iper-liberistico-demagogiche del berlusconismo sono universalmente note, sulle ricette fiscali del Monti ‘politico’ si sapeva poco. Ci ha aiutato a fare luce il suo fraterno amico Eugenio Scalfari, dalle colonne di ‘Repubblica’: “Monti ha cominciato la campagna elettorale con la promessa di diminuire le imposte personali sui redditi minimi. Non mi pare abbia indicato la copertura di questa promessa ma soprattutto ha dimenticato che nel prossimo luglio scatterà l’aumento di un punto dell’Iva, un’imposta regressiva quant’altre mai che colpirà soprattutto i redditi dei più deboli”. La chiosa del vecchio giornalista agiterà i sonni dei ‘liberal’ che al Monti ‘tecnico’ avevano consegnato le chiavi del Paese: “Mi preoccupi per quello che sei ora – ha scritto Scalfari rivolgendosi all’ex premier - e riesci perfino a spaventarmi per quello che potresti fare se, non vincendo il piatto, lo vorrai comunque tutto per te”.
Tanto ricco il piatto non è, ma ci si vorrebbero ficcare dentro quelli che hanno sbagliato e vorrebbero continuare a farlo.


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