Scontro aperto fra Salvini e movimenti - di Riccardo Chiari

All’indomani dell’iconografica, e riuscita, manifestazione “Magliette rosse”, ideata come atto di testimonianza e di indignazione per quanto sta avvenendo da troppo tempo nelle acque del Mediterraneo, le associazioni che sono al fianco delle persone che fuggono da guerre e miseria, e che si battono per la loro libertà di movimento, hanno battuto un altro colpo.
A motivare la loro presa di posizione sono stati i contenuti della circolare del Viminale del 4 luglio scorso, sul riconoscimento della protezione internazionale e la tutela umanitaria. Per gli smemorati e i distratti, va ricordato che sotto protezione e tutela finiscono donne che aspettano figli, persone malate e minori, sottoposti a un esame approfondito da parte delle autorità. In caso di accoglimento della loro richiesta, ottengono un permesso di soggiorno valido due anni, rinnovabili.

Con la circolare, il ministero guidato dal leghista Matteo Salvini ha invitato gli organi periferici dello Stato a valutare “con assoluto rigore e scrupolosità” i casi che potrebbero portare al riconoscimento della protezione umanitaria. Poi, visto che c’era, Salvini ha fatto sapere di aver spostato 46 milioni di euro dal fondo per l’accoglienza dei migranti a quello per i rimpatri volontari. “Un vero e proprio accanimento contro le persone più deboli”, gli ha risposto la Cgil.

In reazione, le organizzazioni A Buon Diritto, Acli, Action Aid, Amnesty International, Arci, Asgi, Casa dei Diritti Sociali, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cnca, Emergency, Federazione Chiese Evangeliche Italiane, Médecins du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Oxfam Italia e Senza Confine, del Tavolo Asilo, hanno nero su bianco la loro contrarietà: “La protezione umanitaria – ricordano subito - prima ancora di costituire forma residuale di tutela rispetto alla protezione internazionale è un istituto giuridico a sé, in cui è la stessa legge che prevede il suo riconoscimento in presenza di seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano. È un diritto, pertanto”.

A seguire ecco una doverosa lezione di educazione civica: “La protezione umanitaria ha consentito di affermare in maniera chiara che vi sono diritti che l’Italia riconosce a tutte le persone, indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dal credo politico. Diritti che valgono sempre e comunque, e che trovano la loro fonte nella Costituzione italiana e nelle norme internazionali”. Infine un passaggio che è stato fatto proprio, a livello locale, dello stesso M5S, che a Roma è fedele partner di governo della Lega: “Non si può ignorare che il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, bel lungi dal creare insicurezza e mancata integrazione, contribuisce a rendere possibili percorsi di legalità e di inclusione, unica vera garanzia per la sicurezza delle comunità”.


Quando il diritto aiuta i migranti

Oltralpe la notizia ha fatto scalpore. E può aiutare anche chi, da queste parti, continua a reagire alla xenofobia montante. La Consulta francese ha giudicato incostituzionale il “reato di solidarietà”, sulla base del quale negli ultimi mesi sono stati fermati dalla gendarmeria i cittadini che andavano a soccorrere i migranti bloccati dalla neve e dal gelo al confine fra l’Italia e la Francia. Nella sua sentenza, la corte ha dichiarato che un sostegno disinteressato a un migrante per soggiorno irregolare non può essere perseguito, in nome del “principio di fraternità” che è parte integrante della storia francese. Così è stato sostanzialmente bocciato il “Codice di ingresso e soggiorno degli stranieri” dello Stato transalpino.

Il casus belli che ha portato alla decisione della Consulta francese è relativo alla vicenda di Cèdric Herrou, un agricoltore che aveva chiesto l’abolizione del reato di solidarietà dopo essere stato condannato per avere offerto sostegno ad alcuni richiedenti asilo. Nel dargli ragione, nella sentenza viene scritto a chiare lettere: “Dal principio di fraternità deriva la libertà di aiutare gli altri, a fini umanitari, indipendentemente dalla regolarità della loro permanenza nel territorio nazionale”.
Nel mentre, nascoste dietro le quotidiane sparate dei governanti continentali sull’invasione dei migranti, spuntano comunque piccole-grandi notizie che fanno pensare, provenienti dagli ovattati palazzi di Bruxelles. Una di queste riguarda un comune accordo nell’Unione sull’aumento degli investimenti per il comparto bellico. Va da sé che si tratta di una somma monstre: 13 miliardi di euro in nove anni, mezzo miliardo subito, per la ricerca e lo sviluppo di nuove armi. Per quelle i soldi ci sono sempre.


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