L’umanità del lavoro e i referendum - di Federico Antonelli

Esasperare il tratto identitario della nostra categoria sarebbe errato: la FILCAMS-CGIL rappresenta e organizza anche attività che si realizzano in fondo alla catena del valore delle produzioni e che dipendono da ciò che le politiche industriali ed economiche di altri settori determinano e di conseguenza il legame con le politiche confederali non è soltanto una delle opzioni possibili. Ma in questa campagna referendaria, c’è un solido e corretto equilibrio che può portare al successo politico questo percorso.

Se nell’affrontare i referendum ci ponessimo solo un obiettivo, quello del raggiungimento del quorum, rischieremmo di fare una operazione incompleta.

Se nell’affrontare la lotta alla precarietà, per la tutela delle lavoratrici in appalto, del diritto al lavoro, e del diritto alla cittadinanza, che tra l’altro è anch’esso strumento di difesa contro lo sfruttamento e la precarietà, ci affidassimo ai referendum con visione salvifica ed esclusiva, snatureremmo la nostra ragione di esistenza ed azione sindacale.
Nella narrazione delle lavoratrici e dei lavoratori dei nostri settori si è reso evidente come al contrasto alla precarietà, ai vincoli che le insufficienti condizioni materiali, salariali e di diritti delle persone determinano, si leghi la vertenza generale con quella categoriale. Lo slogan della FILCAMS-CGIL, l’“umanità del lavoro” diventa la “rivolta del voto” dello slogan confederale, ma con un tratto proprio e distintivo: quello della molteplicità dell’azione e della profondità delle valutazioni politiche che, a mio parere, si possono e debbono articolare su un ventaglio di obiettivi:

  • rivendicare per via parlamentare le leggi oggetto dei requisiti referendari;
  • portare a votare il maggior numero possibile di elettori così da rendere tutti gli italiani partecipi, in modo diretto, di scelte legislative che impattano sulla vita di milioni e milioni di persone, che hanno diritto a lavorare con pienezza di diritti e per vedere riconosciuti i diritti dei migranti e dei nuovi italiani.
  • far sì che milioni di “sì” alla abrogazione mostrino la volontà generale di contrasto alla precarietà, di tutela della salute e di riconoscimento di diritti civili e del lavoro, al Parlamento, al Governo e alle forze politiche di maggioranza e di opposizione.
  • Superare, con la partecipazione compatta e consapevole degli elettori, il quorum cosicché, qualora il Parlamento non abbia introdotto modifiche, ci sia l’abolizione delle leggi oggetto del referendum medesimo.

Questa la base migliore sulla quale costruire il futuro dell’azione sindacale, per quanti sforzi facciano Governo, padronato e forze politiche che agli interessi padronali siano subalterne per sabotare con il silenzio, la disinformazione, le calunnie ed anche la scelta di date infelici per lo svolgimento del referendum stesso un pronunciamento forte e chiaro dei cittadini sui tempi del lavoro e dei diritti.

L’intervento del Segretario Generale della FILCAMS CGIL all’assemblea generale delle assemblee generali della CGIL a Bologna del 13 febbraio, nel corso dei due giorni di lavori che segnano l’avvio della campagna referendaria, è stato importante e politicamente rilevante e fortemente impegnativo per motivare l’attivismo dei nostri delegati e operatori sindacali nel far vivere la campagna referendaria nella attività quotidiana contrattuale e di tutela.

Una valanga di ‘sì’ per rendere più forte il lavoro nel suo scontro con il capitale.

 


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